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San Piero Patti. Domani la festa della Patrona

«Spezzare le Catene presenti nella nostra vita». È questo l’invito lanciato quest’anno dal programma dei festeggiamenti della Madonna della Catena. Domani, tutta la comunità si raccoglierà intorna alla Patrona, fin dal Seicento eletta Patrona ed Avvocata della cittadina, come riportato nel tamburo della cupola della chiesa Madre.
Le sante Messa saranno celebrate nella Chiesa di Santa Maria Assunta alle ore 8.00, 10.30 e 17.30. Alle 18.30 avrà luogo la processione, per le vie del paese, dell’antico simulacro portato a spalla dai nudi.

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approfondimento: MARIA SS. DELLA CATENA

Il culto della Madonna sotto il titolo della Catena fu diffuso a San Piero dai Baroni Orioles. La festa si celebra la prima domenica dopo Pasqua. È, secondo tradizione, l’evento di primavera che preannuncia la stagione estiva.

 

MARIA SS. DELLA CATENA: STORIA E ORIGINI DEL CULTO

Nel 1392, a Palermo, tre uomini furono condannati a morte ingiustamente. Condotti in piazza Marina per essere impiccati, si scatenò un violento temporale e i carnefici si rifugiarono con i condannati nella chiesa della Madonna del Porto. La tempesta non si placava e dovettero trascorrere lì la notte. Gli uomini iniziarono a pregare con profonda fede la Madonna affinché fosse loro risparmiata la vita. Le guardie poste a loro sorveglianza si addormentarono e tutte le catene che li legavano si ruppero. Fu riconosciuto il miracolo e il culto si diffuse presto in moltissimi comuni della Sicilia. Oggi la Madonna delle Catene è Patrona di Aci Catena, Castiglione di Sicilia, Fiumefreddo di Sicilia, Librizzi, Mongiuffi Melia, Riesi, San Piero Patti e Scillato. Il culto è molto sentito anche a Castelbuono, Enna, Leonforte, Santo Stefano Quisquina e in altri centri della Calabria e della Puglia.

 

LA CHIESA

Il luogo dove si esercita il culto è la Chiesa Madre di San Pancrazio. Dalla navata laterale destra si accede alla Cappella della Madonna della Catena, tramite un grandioso portale in pietra da taglio con due colonne monolitiche scanalate con bassorilievi in stile barocco e capitelli in stile corinzio. Le due colonne poggiano su due basi costituite da zoccolo, dado e cimasa. Nella parte inferiore, sono decorate con numerosi bassorilievi. La cappella è riccamente decorata con lavori in stucco. Le pareti laterali presentano lesene sormontate da capitelli corinzi. L’altare e il tabernacolo sono realizzati con marmi a intarsio. La cappella è chiusa da una balaustra in marmo rosso locale.

Questo altare fu dichiarato “privilegiato” da Papa Alessandro VII con un decreto del 28 novembre 1659, per cui celebrandovi una messa in suffragio di un defunto entro otto giorni dalla morte, questi avrebbe potuto acquisire l’indulgenza plenaria, cioè la liberazione dalle pene del Purgatorio.

Al centro della cappella si trova la nicchia che accoglie la statua lignea. Restaurata nel 2013,  non si tratta di una scultura realizzata con un solo pezzo di legno, ma addirittura di un insieme di pezzi provenienti da statue diverse o comunque scolpiti in vari momenti e legati tra loro con cartapesta o altri materiali.

Nel tamburo della cupola, si legge «Maria della Catena nostra Patrona». Sul campanone principale del campanile, del 1600, si nota un bassorilievo della Madonna della Catena.

 

                FUNZIONE RELIGIOSA

Fino alla prima guerra mondiale, la festa era molto sentita in paese (Argeri). La chiesa era adornata da drappi di colore rosso che scendevano uniformemente dal cornicione al di sopra delle colonne. L’esterno era illuminato alla veneziana.

All’altare maggiore veniva costruita una grande scalinata che culminava nell’incavo del finestrone centrale, dove veniva posta la statua della Madonna avvolta da un manto di seta e con la corona di argento sul capo. Sulla scalinata, adornata da drappi e strisce colorate, venivano poste moltissime candele. Le funzioni venivano celebrate dai religiosi dell’Insigne Collegiata. La sera dei vespri aveva luogo una processione con una piccola Madonnina. La processione principale si svolgeva la domenica. Il simulacro era portato dai nudi della Confraternita del Rosario su un’artistica e imponente vara in legno. Le abitazioni esterne erano abbellite da fiori e dai balconi pendevano coperte, arazzi e tovaglie ricamate.

               

VARA

Oggi sono rimasti solo pochi pezzi e qualche foto a ricordare l’antica vara lignea secentesca.  Si trattava di un’imponente macchina sormontata da dodici colonnine disposte in forma poligonale a gruppi di tre che sorreggevano capitelli corinzi. Erano collegate tra loro da archi e volute. Il tutto culminava in una sfera centrale sormontata da una piccola croce. Sulla vara erano presenti anche figure di angeli.

 

                CONFRATERNITA

Alla Confraternita di Maria SS. del Rosario è affidato il compito di condurre il simulacro in processione. Un tempo, i numerosi Nudi si recavano in processione a piedi scalzi, vestiti in camice bianco con cingoli a colori. Da un nastro rosa pendeva una medaglietta con l’effige della Madonna. In modo cadenzato, in momenti diversi precedenti la processione erano soliti percuotersi le spalle con una catenella, in segno di pentimento.

Altri nudi, detti babbaluci, li precedevano, coperti anche nel volto con un cappuccio che faceva intravedere solo gli occhi, portando un bastone di colore azzurro.