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S. Piero Patti. Crisi Demografica: siamo al minimo storico

San Piero Patti è in piena crisi demografica: quali soluzioni adottare?

(da "il Tocco" n. 6 - gennaio-febbraio 2015)


Ci dispiace molto scrivere nuovamente di questo argomento, replicare concetti e contenuti di cui avevamo già parlato in altre occasioni e con altri numeri de "Il Tocco". Evidentemente la situazione non è cambiata, la tendenza non è stata invertita – ma questo ce lo aspettavamo visto che si tratta di una "malattia" la cui cura è molto lunga – e inoltre non tutti ancora hanno afferrato pienamente la gravità della situazione. San Piero Patti è in una profonda crisi demografica dalla quale, a questo punto, sarà veramente molto difficile risollevarsi. Questo paese continua inesorabilmente a perdere abitanti, complice il fenomeno della crescita zero e la continua emigrazione di giovani dovuta a comprensibilissimi motivi di lavoro o studio. Il dato allarmante è che per la prima volta nella storia di questo paese (o almeno per la prima volta da quando esistono i censimenti ufficiali sulla popolazione) il numero degli abitanti è sceso sotto la soglia dei 3000. Al primo gennaio 2015 S. Piero contava 2975 abitanti. Minimo storico assoluto. Se si considera che dal 2000 a oggi ci sono quasi 600 abitanti in meno è evidente che il trend è più che negativo. Ed è anche interessante confrontare il decremento di S. Piero con la tendenza degli altri comuni del comprensorio. A parte Patti che continua ad aumentare la propria popolazione, anche altri centri collinari e montani come Librizzi, Montagnareale, Raccuja e Montalbano Elicona hanno subìto un decremento demografico negli ultimi anni ma che in alcuni casi è meno accentuato rispetto a quello di S. Piero. Facciamo qualche esempio: dal 2000 a oggi Librizzi ha perso 260 abitanti; Montagnareale ne ha persi 170, Raccuja 340. L'unico centro che si avvicina di più a S. Piero è Montalbano Elicona che oggi segna -550 abitanti rispetto al 2000 (le cifre sono arrotondate di poche unità, dati ufficiali tratti dal sistema Demo-Istat e altre fonti web). Questo è il trend in valori assoluti. Se consideriamo le percentuali (valori sui quali si possono confrontare paesi più e meno popolosi), prendendo come esempio il decennio 2001-2011 S. Piero ha registrato un decremento del -13%, inferiore a quello di Raccuja (-18%) e Montalbano (-15%) ma significativamente superiore a Librizzi (-7%) e Montagnareale (-9%). 

Riguardo a questo fenomeno è ormai assodato che per ogni comune influisce la quota d'altitudine e la distanza rispetto ai maggiori centri d'attrazione (sedi di servizi, trasporti ecc.) sulla costa. Così è quasi fisiologico che perdano maggiormente i centri "più alti" come Montalbano (920 m. s.l.m.) e Raccuja (640 m. s.l.m.) rispetto a S. Piero (440 m. s.l.m.). Il centro sampietrino quindi, con i suoi circa 600 abitanti in meno in quasi 15 anni, è uno dei tre comuni del comprensorio pattese che hanno perso di più in termini di proporzione. Perché? Sarebbe ora che cominciassimo a chiedercelo vista l'indifferenza di fronte al problema manifestata non solo dai vari amministratori che si sono susseguiti alla guida di questo paese negli ultimi quindici anni, ma anche da buona parte degli stessi sampietrini. Se la gente va via, se non nascono nuove famiglie, la principale motivazione alla base non può che essere di natura economica. Solo un centro con un tessuto economico e produttivo sviluppato può garantire la crescita e il benessere della propria popolazione ma anche l'attrattività per chi viene da fuori. E qui tocchiamo un tasto dolente. In questi anni la comunità sampietrina è cresciuta economicamente? Diremmo proprio di no. Il paese, che da sempre aveva basato la propria economia sulle attività agricole, colturali e zootecniche, oltre che sull'artigianato, non ha assolutamente retto davanti alla globalizzazione del mercato, ai cambiamenti dell'economia e, in ultimo, alla crisi degli ultimi anni. Anche il commercio che per S. Piero è stato un settore importante soprattutto dal dopoguerra in poi grazie alla centralità rispetto ai paesi più montani e più piccoli, negli ultimi anni è entrato in una fase di recessione amplificata dalla crisi generale. Con le attività che si ridimensionano, altre che chiudono (banche comprese) è ovvio che il paese finisca per impoverirsi sempre di più.
Poi ci sono le grandi occasioni sprecate: un'area Asi mai decollata, della quale abbiamo parlato nello scorso numero, che se riconvertita e rilanciata avrebbe potuto creare nuove occasioni di impiego e opportunità per i giovani. Una strada a scorrimento veloce, la Patti-S. Piero Patti, finora realizzata solo a metà e per la quale oggi le prospettive di completamento sono veramente utopistiche. In circa trent'anni tra progetti, annunci, lavori interrotti e poi ripresi, la politica "paesana" (sottolineiamo questo termine per la sua sfumatura negativa...) si è dimostrata molto distratta e maldestra nel difendere un'opera che in altri tempi e con altre intelligenze sarebbe diventata immediatamente portatrice di sviluppo. Accorciare le distanze e i tempi di percorrenza con la zona costiera servirebbe unicamente ad "avvicinare" la micro-economia sampietrina a quella dei centri più grandi. Servirebbe ad attrarre molti più turisti e visitatori. Sarebbe superfluo anche scriverlo ma se lo facciamo è perché, evidentemente, ancora questi ragionamenti apparentemente scontati non sono entrati nella zucca di qualcuno. Altra grave pecca: il centro storico. E' stata mai fatta una seria politica di riqualificazione del centro storico? Ovvio che no. Quindi più tempo passerà più sarà difficile intraprendere una strada di questo tipo. Quelli visti fino ad ora sono solo timidi e vaghi tentativi, peraltro non sempre riusciti, e mentre altri centri vicini hanno saputo puntare sui quartieri storici in tempi non sospetti qui ancora si discute. Ma – attenzione – solo durante le campagne elettorali. Poi tutto tace.
Ci siamo limitati a citare solo questi tre argomenti, queste tre occasioni mancate che, a parere nostro, se fossero state invece colte avrebbero di certo generato maggiori occasioni di lavoro e sviluppo, reso più fertile il terreno per l'avvio di un progetto anche turistico, di riscoperta degli altri beni paesaggistici, artistici e soprattutto delle risorse umane. E' tutto un ciclo virtuoso che parte però da scelte importanti, forti e dalle idee. Negli ultimi tempi, il coraggio è mancato così come sono mancate le idee, mentre aumenta uno stato di inerzia, di sfiducia e di depressione che finisce poi per ripercuotersi sulla stessa qualità della vita. A inizio articolo abbiamo parlato di "cura". La decrescita demografica può essere fermata ma ci vuole tempo. Bisogna cominciare a ricostruire un tessuto economico ormai danneggiato, trovare nuove idee per rilanciare attività produttive e ricettive, promuovere il territorio per raccogliere nuovi flussi turistici. Altri comuni del messinese, con meno storia e persino meno risorse rispetto a S. Piero Patti, hanno puntato su questo negli anni scorsi, hanno iniziato un percorso che adesso, nonostante i tempi crisi, sta portando dei risultati tangibili e delle ricadute molto positive sul territorio in termini di occupazione e reddito. Perché a S. Piero questo non può avvenire? Primo passo da fare, quindi, è un vero cambiamento di mentalità: bisogna rimettere in discussione alcune idee ormai rivelatesi perdenti e tirarne fuori di nuove. E per far questo è necessario il contributo di tutti, dagli amministratori ai singoli cittadini passando per imprenditori, commercianti e artigiani. Se questo non avverrà nel più breve tempo possibile, S. Piero Patti sarà condannato a un'inesorabile "estinzione" nel giro di qualche decennio.

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