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UNA STORIA DIMENTICATA: Marmorio. Lauria e il biennio rosso a San Piero Patti

Il delitto di Santo Pietro secondo i giornali dell'epoca

C'era un tempo in cui a San Piero Patti anche i lampioni erano rossi. Generalmente quando si fanno queste affermazioni e si citano Marmorio e Lauria ciò che viene in mente è “i due comunisti uccisi dai fascisti a Santo Pietro”. Al di là di questa riduttiva e semplicistica affermazione, che non rende l'idea di ciò che fu il biennio rosso a San Piero, bisogna dire che il periodo in questione rappresentò una cartina di tornasole per capire le dinamiche che si innescarono in piccolo paesino dei Nebrodi all'indomani della conclusione della Prima Guerra Mondiale e che, di riflesso, possono farci capire cosa rappresentarono gli anni che vanno dal 1919 al 1921.
Siamo nel 1920 e San Piero Patti balzò agli onori della cronaca per l'appellativo di “piccola Torino proletaria”; l'on. Rabezzana in una seduta parlamentare così definì San Piero con l'intento di sottolineare ciò che stava succedendo. Nella provincia di Messina, questo comune di circa 6000 anime, divenne la punta di diamante del partito socialista riuscendo a vincere le elezioni amministrative destando non poche meraviglie e divenendo da esempio per tutti i comuni del comprensorio.
Gli anni che vanno dalla fine della Grande Guerra al 1921 rappresentarono per l'Italia anni caldi carichi di tensioni sociali, per il Meridione si riacutizzava il problema delle terre e della loro gestione ancora in mano ai grandi proprietari terrieri. Un aspetto rilevante da non trascurare per capire il clima di quegli anni è l'impatto della guerra negli animi e nella mentalità di quanti furono chiamati al fronte a combattere in nome della Patria. Chi andò al fronte furono contadini, operai, artigiani, borghesi, la stragrande maggioranza però erano analfabeti, l'esperienza tragica della guerra, le sofferenze e i dolori per le perdite dei commilitoni, li cambiò profondamente; ma fu anche un'occasione per venire a contatto con altri italiani che parlavano dialetti e avevano modi di pensare differenti. Non a torto molti storici sottolineano che fu durante la Prima Guerra Mondiale che si formò la coscienza di essere parte di una nazione nata da poco e che pochi sentivano di farne parte, per via delle molteplici differenze. Con la smobilitazione del 1919, dopo la firma del trattato di Parigi che sancì la fine della guerra, i reduci tornarono nei loro paesi di origine. Il reinserimento nel tessuto sociale, per via delle esperienze vissute dagli ex combattenti, si presentò difficoltoso. In tutta Italia nacquero le sezioni dei combattenti per cercare di organizzare le rivendicazioni di quanti, una volta tornati a casa, chiedevano più attenzione da parte degli amministratori in quanto non erano più disposti ad accettare il contesto sociale in cui finora erano vissuti. Un vento di ribellione aveva cacciato via la passiva rassegnazione delle condizioni di vita antecedenti.
A San Piero che cosa accade in questi anni delicati? La società sampietrina si presentava divisa in tre classi sociali, vi erano i contadini, gli artigiani e gli agrari, le terre erano gestite dai grandi proprietari e da qualche famiglia nobile, attorno ad essi ruotavano le vite di centinaia di braccianti agricoli. Le condizioni di lavoro non erano agevoli, non vi era una coscienza di classe per poter rivendicare i propri diritti, inoltre l'indole del contadino lo portava ad accettare le sue condizioni di vita così come accettava le condizioni avverse del tempo quando si scagliava contro il raccolto danneggiando irrimediabilmente l'annata delle messi.
Ma qualcosa era cambiato, l'isolamento in cui fino ad allora erano vissuti si frantumò. Gli effetti drammatici della guerra, la circolazione di nuove idee soprattutto al fronte, i giovani che ebbero la possibilità di uscire dal paese e studiare nelle città, tutti questi elementi contribuirono ad innescare uno scenario nuovo per la diffusione delle idee del socialismo.
Il primo nucleo del partito socialista si formò attorno a figure chiavi quali i fratelli Salvatore e Peppino Aiello, uno capitano di lungo corso e l'altro studente universitario, rappresentarono gli ideologi del nascente partito. In particolare Peppino, reduce di guerra, insieme a Nino Laguidara, raccolse attorno a sé un nutrito gruppo di giovani le cui riunioni avevano luogo ad Arabite, il quartiere popolare per eccellenza; ben presto le loro riunioni assunsero una coloritura politica e attrassero sempre più persone, in particolare braccianti e operai. Il movimento, che inizialmente si presentò come un'aggregazione spontanea, andò via via destando la curiosità della sede provinciale del PSI; i più importanti socialisti del messinese, tra i quali Francesco Lo Sardo, tennero comizi e dibattiti a San Piero al fine di inquadrare il movimento in un partito organizzato. Ben presto il mondo socialista sampietrino prese a riunirsi nella Società Agricola, presso il Palazzo Orioles sito nella centrale piazza Garibaldi (odierna piazza Duomo), oltre ai braccianti si unirono anche gli artigiani i quali da principio si erano mostrati reticenti a qualsiasi forma di collaborazione con i contadini. Nella sede campeggiavano in bella vista i ritratti di Lenin, Rosa Luxemburg e Carlo Liebknecht. Varie furono le manifestazioni di piazza dei braccianti che rivendicavano le 8 ore di lavoro, un salario di 1 lira ogni ora con l'aumento del 30% per le ore straordinarie; ciò non poteva passare inosservato agli occhi dei proprietari terrieri che si riunivano al Circolo dei Civili (il Circolo dei Nobili). L'attività socialista non si limitò alle rivendicazioni sindacali ma si estese anche al problema degli approvvigiona- menti, nacque così la Cooperativa di Consumo “G. Mazzini”.
La reazione della classe dirigente non si fece attendere e già agli inizi del 1920 risalgono i primi episodi di rappresaglie a danno dei maggiori esponenti del socialismo sampietrino, i quali con una certa regolarità spesso erano oggetto di perquisizioni in casa o di arresti. I socialisti venivano considerati dei sovvertitori, i responsabili della rottura di tutto un complesso di valori e di un modo di vivere tradizionalmente accettati da tutti. Il clero, com'è scontato immaginare, si ergeva a difensore di questi valori mentre nel frattempo si inserì un elemento nuovo a San Piero così come in altri comuni della provincia, e cioè la diffusione della Chiesa Evangelica Battista. Fin dall'inizio i rapporti tra i pastori evangelici e i reduci lavoratori furono molto stretti, tanto che la chiesa evangelica era affollata da una nutrita schiera di socialisti. Da qui derivò l'accusa mossa ai pastori di difendere e favorire la diffusione del “bolscevismo”, e quindi anche loro furono oggetto di attacchi e perquisizioni da parte della polizia.
Finalmente sul finire del 1920 ebbero luogo le elezioni amministrative, la vittoria fu scontata, i socialisti erano il primo partito a San Piero. Divenne sindaco l'artigiano Sebastiano Mastrantonio, il resto della compagine era formato da molti contadini e braccianti. I primi provvedimenti presi dalla giunta di MaStrantonio furono molto significativi: introduzione delle tasse sul focatico (i “fuochi”, cioè le abitazioni), sui pianoforti e i biliardi, sul numero delle stanze in più rispetto ai fabbisogni dei proprietari, sui domestici, sulle aziende agricole, sugli esercizi e le rivendite, furono aumentati gli oneri fiscali sulle vetture di lusso e fu, inoltre, istituita una tassa sui monumenti e le cappelle funebri; come si evince erano provvedimenti che miravano a colpire principalmente la classe padronale.
Grande risalto ebbero anche i provvedimenti relativi l'istruzione, il governo socialista volle rendere effettiva la possibilità di affrancamento delle classi meno abbienti aumentando di livello di scolarizzazione. Gli agrari, abituati da decenni a controllare direttamente il potere e amministrare il paese, trovarono nella diffusione delle idee fasciste un valido alleato per contrastare il potere dei socialisti. In quegli anni il movimento fascista stava pian piano conquistando consensi in tutta Italia, in Sicilia il diffondersi dei Fasci di Combattimento fu visto come un fenomeno di importazione e per affermarsi trovò terreno fertile tra gli agrari desiderosi di riconquistare la loro supremazia persa a causa dei socialisti. Su iniziativa del giovane Peppino Anzà nacque il partito fascista a San Piero con sede nel Circolo dei Civili, i primi comizi videro salire sul palco i principali esponenti del fascismo messinese, tra i quali Gennaro Villelli, Guglielmo Cocco e Saverio Magistri. Da questo momento in poi ebbero inizio le spedizioni fasciste ai danni dei socialisti; la prassi era sempre la stessa, spesso giungevano in paese dei camion carichi di fascisti provenienti da Messina, Milazzo, Alì, Scaletta e Patti Marina a dare una mano ai loro camerati sampietrini. Gli scontri si facevano via via più cruenti, furono presi di mira il Municipio mentre la giunta era in riunione, il Circolo Agricolo fu incendiato.
Il culmine di queste aggressioni ebbe luogo a Santo Pietro il 4 settembre 1921. Da una lite fortuita tra il comunista Salvatore Loiacono e il fascista Francesco Forzano, sedata dal comandante del carabinieri e tramutatasi con l'ingiusto arresto di Loiacono (deteneva un coltello, un normale attrezzo da lavoro che ogni contadino portava con sé, mentre Forzano avendo il regolare porto d'armi uscì indenne nonostante portasse una rivoltella) scatenò uno scontro violento. Il resoconto degli scontri fu drammatico, Nicolò Marmorio e Carmelo Lauria caddero a terra feriti mortalmente da due proiettili.

Titoli dai giornali dell'epoca

La vicenda colpì enormemente l'opinione pubblica ma fu tentato in ogni modo di insabbiare le dinamiche che portarono a questo sanguinoso esito, dando la colpa ai socialisti che intervennero per protestare contro l'arresto del loro compagno. Nel giro di pochi mesi tutto cambiò a San Piero, come un vortice l'esperienza socialista cedette e i protagonisti furono costretti ad andare via dal paese. Il comune fu commissariato fino al 1927, nel frattempo il Partito Fascista si apprestava a conquistare definitivamente il potere in Italia. A ricordo di questi eventi che segnarono la storia di San Piero, vent'anni dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale fu commissionata dall'Amministrazione comunale un'imponente targa in marmo a ricordo della Resistenza e dei luttuosi fatti del 4 settembre del '21. Questa targa oggi non è più sotto i nostri occhi, pochi la ricordano affissa nella piazza in cui avvenne il tragico episodio, in passato è stata tolta dal luogo in cui si trovava ma non più ricollocata. Purtroppo di questa iscrizione, come di tante altre testimonianze del nostro passato, nessuno finora se n'è occupato e giace dimenticata nei magazzini comunali in attesa che qualcuno se ne ricordi.

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