Questo sito, www.iltocco.eu, utilizza i cookie per migliorare servizi ed esperienza dei lettori. Se decidi di continuare la navigazione consideriamo che accetti il loro uso. Leggi l'informativa per saperne di più.

Il dott. Barbera: portatore di cultura "viva"

Il dott. Barbera

All’ombra di mura un tempo e ancora oggi sede di sapere, arti e civiltà, si è svolta anche quest’anno la borsa di studio “Giovanni Barbera”. La famiglia del medico e concittadino sampietrino ha voluto anche quest’anno rendere omaggio al proprio congiunto con la premiazione dei ragazzi più meritevoli delle scuole.
Tante le parole, tra consuetudini e riflessioni, espresse dai relatori. Interessanti molti dei concetti trattati: l’importanza della cultura anche quando questa non genera immediato profitto, il valore dell’istruzione e più in generale il contributo che il sapere può portare alla società. Temi, questi, ripresi anche dalle tracce proposte ai ragazzi per la realizzazione dei loro elaborati.
Quando ci si trova ad assistere a questi eventi, il rischio è sempre quello di ascoltare oratori plurititolati dai tanti riferimenti eruditi. Molti discorsi risultano essere interessanti e veritieri, ma poco inclini ad intendere la cultura come un fatto ben più grande, che va al di là di banchi di scuola, cattedre universitarie, titoli formativi e professionali. La cultura non è questa, o almeno lo è solo in minima parte. Si tratta di un universo molto più ampio: la costruzione condivisa di significato realizzata giorno dopo giorno dagli individui di una società. Come tante piccole formiche, tutti danno il proprio contributo a questo processo ed è per tale motivo che tutti possono essere in qualche modo considerati uomini di cultura. Questo è il fine del sapere: portare conoscenze in grado di migliorare la società guidando le azioni umane e fornendo strumenti per comprendere il mondo.
La cultura va vissuta, non è solo quella espressa da pesanti libri o da professori eruditi. E questo il dottore Barbera lo sapeva benissimo. Non vi era giorno che non esprimesse, nei fatti, questo concetto. Per lui l’erudizione e l’essere una persona colta non erano fine a se stessi, ma un mezzo per capire la realtà e farla comprendere agli altri. Non era difficile, negli ultimi anni, incontrarlo ad una panchina a pochi passi da casa sua intento allo scambio di opinioni. In ogni discorso, il dottore Barbera sapeva formulare considerazioni e domande con il suo caratteristico modo di porsi, cordiale, aperto ed estremamente simpatico. Le nozioni non restavano tali: erano rese vive e raggiungevano così il fine ideale di cultura, concetto purtroppo non compreso da coloro che la intendono come semplice erudizione leopardiana.
E non vi era paura per le “nuove culture”. Mi risulta che il dottore Barbera usasse Facebook. Non è importante il mezzo, ma il fine. Sta a noi fare tesoro delle opportunità offerte dal sapere e della tecnologia utile per garantirne la diffusione. Certi ragionamenti bigotti sull’uso di internet mi ricordano quella parte di società poco favorevole all’invenzione di un signore tedesco che sulla fine del medioevo unì varie conoscenze per dare origine a ciò che avrebbe rivoluzionato il modo di trasmettere e organizzare il sapere: la stampa. O quei critici poco lungimiranti che ritenevano un errore l’introduzione del sonoro nel cinema. Cosa sarebbe stato il mondo senza libri e giornali o il cinema senza Morricone?
I riferimenti sono molto ampi e questo pensiero non vuole essere la classica retorica del ricordo di un uomo. Ma riteniamo che Barbera abbia ben inteso e trasmesso questi concetti. E in questi tempi di buio e rassegnazione alla realtà, abbiamo proprio bisogno di seguirne l’esempio, per ritrovare una cultura viva in grado di far crescere la collettività. Tocca a noi far sì che la ogni conoscenza porti sempre profitto: non esiste cultura di serie A o di serie B. 

© RIPRODUZIONE RISERVATA