Questo sito, www.iltocco.eu, utilizza i cookie per migliorare servizi ed esperienza dei lettori. Se decidi di continuare la navigazione consideriamo che accetti il loro uso. Leggi l'informativa per saperne di più.

Villa Marià. Consiglio Comunale confuso sul da farsi

Categoria: Politica
Pubblicato Venerdì, 03 Luglio 2015 22:14
Scritto da Filippo Accordino
Visite: 1293
Casa di Riposo: l'Odissea in Consiglio Comunale

Ennesima fumata nera. L’ultimo match disputato nella sala Florio rischia ancora una volta di esasperare i toni e confondere le poche idee su un argomento ostile ed intricato. Nessuno vuole sbagliare e tutti sentono, in qualche modo, di detenere la verità.
Procediamo con ordine.
All’ordine del giorno vi è la comunicazione ufficiale dell’esito della gara, chiusa lo scorso 29 giugno: nessuna offerta. Qualche ditta è venuta a prendere visione, ma nessuno si è sentito interessato o ha considerato valido quanto proposto dal comune di San Piero per la gestione del servizio.
L’amministrazione comunale, pur trattandosi, in buona sostanza, di discorsi gestionali che competerebbero alla giunta, ha ritenuto utile coinvolgere nuovamente il consiglio per poter prendere una decisione condivisa. In questo la squadra del sindaco è stata coerente fin dal primo giorno. Una scelta politica legittima e democratica, quella di coinvolgere il consiglio per trovare una soluzione a un problema di interesse per la comunità. Dall’altro lato della medaglia, probabilmente, la furbizia e la volontà di non ritrovarsi da sola nell'assumere decisioni importanti, e in qualche caso impopolari, condividendo la responsabilità politica con altri attori.
Ma la matassa è particolarmente ingarbugliata e quando a ragionare sono molte teste, non facilmente si giunge ad una soluzione condivisa, nonostante buoni propositi e consigli anche tecnici provengano da più parti.
Già nella scorsa seduta di consiglio, il sindaco aveva annunciato che l’ipotetico affidamento diretto non era una strada più percorribile in quanto la cooperativa attualmente gestrice della struttura aveva definitivamente rotto gli indugi e manifestato la sua indisponibilità nel proseguire il servizio. A quel punto, l’amministrazione ha agito con la gara. Qualcosa però non ha funzionato e si è rivelata un fallimento. Secondo il consigliere Taranto, capogruppo nelle file a sostegno della Trovato, adesso le soluzioni sono quelle che egli stesso ha sostenuto fin dal primo momento. Creare uno sprar sarebbe l’unico modo per ripianare le perdite di un altro servizio che non ha più i numeri per funzionare. La via d'uscita, quindi, sarebbe andare ad un affidamento, bandire una nuova gara con diversi criteri oppure chiudere. E sull’affidamento diverse volte si è parlato nella seduta di ieri sera. Ma affidare a chi, dato che la cooperativa ha comunicato di non essere più interessata? A un altro soggetto? Oppure l’attuale gestore avrebbe intenzione e disponibilità di tornare sui propri passi?
Proseguendo nella seduta, diversi consiglieri ritengono competa esclusivamente all’amministrazione trovare una soluzione, stabilire dei criteri per formulare una nuova gara, questa volta in grado di essere appetibile. Uno scaricabarile. Da un lato esiste la competenza, dall’altro la responsabilità politica. Diversi sono i criteri da modificare e le scelte da prendere. Tra questi, le somme relative agli investimenti nella struttura che il nuovo gestore sarebbe in dovere di realizzare e se e in quali termini prevedere un costo annuo di affitto e gestione, dal precedente bando quantificato in 65.500 euro. Cifra alta se consideriamo il ridotto numero di ospiti, ma canone dovuto se ciò è necessario per garantire un’entrata all’ente comunale ed evitare posizioni di privilegio. Poi c’è la durata del contratto, di nove anni secondo la gara espletata. Troppi per una struttura e un servizio che di questi tempi vive una forte evoluzione. Troppi, probabilmente, anche secondo l’amministrazione comunale, per un sindaco e un vicesindaco visibilmente esausti nel parlare di questi dettagli tecnici. Loro la proposta l’hanno fatta, si era tentato di proporre altri parametri nelle precedenti sedute e le modifiche non avevano sempre trovato l’appoggio del consiglio comunale. È pur vero, tuttavia, che si trattava di altre tipologie di atto e di strade diverse dalla gara, con un potenziale affidamento che comprendeva anche lo Sprar per i servizi di accoglienza agli immigrati. Adesso, in particolare dopo la gara andata deserta, si è invece giunti a una sorta di punto zero, come affermato dalle parole del consigliere Pagana di Progetto Paese.
A seguire l’andamento di una seduta, convulsa come sempre, i lavoratori della casa di riposo, attualmente in occupazione silenziosa della struttura. Invitato dal civico consesso a esprimere il loro punto di vista, è Armando Interdonato, responsabile della struttura, a esternare il senso di profonda preoccupazione e delusione vissute dai lavoratori che nei numerosi mesi hanno assistito a sedute consiliari inconcludenti.
Ma se Villa Marià, in seguito a nuova gara, andasse nelle mani di un altro gestore, quali potrebbero essere le conseguenze e in che modo si potrebbero salvare i posti di lavoro? Probabilmente questi andavano considerati persi già da parecchio tempo, se comprendiamo che la cooperativa Servizi Sociali, come è normale che fosse, aveva in gestione un servizio per un certo numero di anni e che palesemente si sarebbe dovuto andare incontro, prima o poi, a una nuova gara. Ciò che la politica, i lavoratori e i cittadini mal riescono a comprendere e a digerire è proprio questo: non si trattava di un servizio esclusivo senza limiti temporali, ma di un rapporto regolato da un contratto e da una naturale scadenza. A questi limiti, purtroppo, si sono aggiunte le difficoltà: una casa di riposo sempre più in crisi nonostante l’efficienza, poiché non in grado di reggersi con pochi assistiti; la necessità di andare a una nuova gara dopo vari rinvii, negli anni. La difficoltà nel capire se legittimo poter procedere non con una gara ma con altre forme di incarico, più che altro a garanzia dei posti di lavoro. Insomma, un vero rompicapo nel quale, per trovare una soluzione, sarebbe necessario trovare grande senso di responsabilità e coraggio. Il consigliere indipendente Bongiovanni, ieri sera, ha lanciato un’altra idea ancora, i lavoratori potrebbero costituirsi in una cooperativa autonoma e magari potrebbe nascere una società mista con la partecipazione del comune. Sarebbe un atto coraggioso e che richiederebbe grande impegno e dedizione, ma alla fine, se ben gestita, la cosa potrebbe portare frutti. Ma nel sentire queste parole, tra il pubblico aleggiava profonda diffidenza. Poco coraggio? Sicuramente è più semplice restare ancorati a qualcosa che già c’è, ma purtroppo, in queste condizioni, né un’amministrazione, né un consiglio, in realtà, sono in grado di garantire un bel nulla.
Alla fine della serata e a seguito di un breve incontro con i capigruppo, una possibile soluzione è quella di cambiare le richieste e i parametri per l’espletamento del servizio in un potenziale gara da espletare al più presto. Almeno su questo il consiglio, al termine di una lunga seduta, è d’accordo. Una riunione si terrà martedì per cercare di formulare meglio la proposta. Il consiglio si riunirà di nuovo venerdì 10 luglio.

© RIPRODUZIONE RISERVATA