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S. Piero Patti | Bilancio 2015 approvato e risolto il dubbio sul project financing. Ma a cosa è servito perdere questo tempo?

Categoria: Politica
Pubblicato Mercoledì, 09 Dicembre 2015 12:46
Scritto da Filippo Accordino
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Una discussione senza cifre, numeri e contenuti programmatici. Possiamo riassumere così la trattazione del bilancio di previsione per l’anno 2015 di cui si è occupato ieri il consiglio comunale. In una soleggiata ma fredda giornata festiva di dicembre si è finalmente giunti all’approvazione del documento programmatico per eccellenza, nonostante l’assurdità di discutere un simile argomento ormai snaturato della sua validità politica. L’approvazione ha visto dieci voti favorevoli e quattro astenuti, in una votazione trasformata, secondo quanto espresso da quasi tutto il consiglio, in un atto meramente tecnico. Qualcosa di “schizzofrenico consentito dal sistema società”, come dichiarato dal consigliere Franco Ferro, in un animato e molto condiviso intervento che ha posto subito l’accento sul problema. Non si tratta, infatti, di mancanze a livello amministrativo o degli uffici comunali. Come esposto dall’assessore al bilancio Salvatore Taranto in una lunga introduzione, vari intoppi legislativi e amministrativi a carico del governo regionale hanno fatto sì che la trattazione dell’argomento sia stata possibile in modo tardivo. Questo non ha fatto altro che far perdere di efficacia il ruolo politico dei consiglieri. In che modo i consiglieri potevano incidere sul bilancio 2015, rispettando le prerogative del proprio ruolo, se lo stesso giunge in consiglio quasi alla fine dell’anno, quando anche le somme sono in gran parte già spese? Questo atto si trasforma in qualcosa di tecnico e somiglia sempre più all’approvazione di una sorta di consuntivo di primo livello. Se poi il consiglio si fosse determinato per la non approvazione o l’astensione dal voto, ciò avrebbe comportato, in un secondo momento, lo scioglimento del civico consesso già gravato di una diffida giunta dal commissario mandato dalla regione. Eppure tra gli scranni diversi, in qualche modo, hanno affermato che anche questa poteva essere una soluzione. Per primo il consigliere Nunzio Tricoli: evidentemente, se si considerano le dichiarazioni rilasciate nell’ambito della discussione del precedente punto, sperava non si giungesse all’approvazione, liberando le poltrone della sala Florio.  Ma lo stesso, successivamente, ha votato favorevolmente il documento finanziario. A lui hanno fatto eco diversi interventi di altri consiglieri, tra i quali Pagliazzo e Ferro, secondo i quali erano giuste le dimissioni direttamente da parte dell’amministrazione con conseguente caduta del consiglio. Camuti, con un’ulteriore tonalità nel pentagramma politico, ha ribadito lo svilimento del proprio ruolo e l’assurdità del meccanismo che comporta, di fatti, di rinunciare a un ruolo se si fosse deciso per la non approvazione.

Alla fine il bilancio passa, con dieci voti favorevoli (Ballotta, Tricoli, Paladina, Gulino, Bongiovanni, Taranto, Ferro, Di Dio, Di Bella e Pagana) e quattro astenuti (Schepisi, Ardiri, Camuti e Pagliazzo). Un voto essenzialmente tecnico e quasi estorto dal sistema, come ribadito più volte da tutti, con poche o nessuna colpa additabile all’amministrazione. Già, quest’ultima. Il sindaco, in un lungo intervento, ha dichiarato di aver ascoltato, dopo nove anni di mandato, discorsi molto interessanti nel merito della questione. Secondo il primo cittadino, agli elettori interessa poco quando il bilancio viene approvato. Ciò che importa è invece il risultato raggiunto dall’amministrazione, i servizi erogati e le attività svolte. Il sindaco, pur riconoscendo l’apertura del suo assessore nei confronti dei consiglieri, ha voluto muovere un rimprovero nei confronti di Taranto: non ha coinvolto il civico consesso durante la stesura del bilancio, né tantomeno lo ha edotto circa le criticità vissute nella stesura dello stesso, in merito alle direttive regionali e alle difficoltà riscontrate dagli uffici, sottoposti a un duro lavoro. Il primo cittadino ha auspicato che nel prossimo anno, ultimo del mandato, si possa raggiungere questa condivisione e formulare un bilancio frutto del lavoro di tutti.

Ma come mai questa critica nei confronti dell’assessore e questa apertura rivolta al civico consesso, in gran parte in contrasto, almeno apparente, con Ornella Trovato? Facciamo un passo indietro.

Uno dei pochi motivi non attribuibili a fattori esterni che ha comportato ritardi nell’approvazione del bilancio, è stata la mancata votazione del piano triennale opere pubbliche, esitato solo oggi come primo punto all’ordine del giorno. Si tratta di quel documento programmatico relativo a tutti i lavori pubblici potenzialmente realizzabili, dove vanno inserite le opere che si intende edificare, se nelle possibilità dell’ente. Tale documento non aveva trovato apprezzamento tra i consiglieri in quanto lo si vedeva collegato a un progetto di finanza sul cimitero, presentato da un’azienda di Pace del Mela, per la costruzione di nuovi loculi. Se realizzato si sarebbe trattato di una sorta di “privatizzazione” del loculo e, secondo quanto dichiarato dai consiglieri di “Progetto paese” e del gruppo “Orgoglio e libertà”, il prezzo di un loculo passerebbe dai 1300 euro circa attuali a oltre 4500 euro, oltre IVA e rivalutazione negli anni. Qualcosa di certo in netto contrasto con gli interessi di una comunità, che ogni giorno deve affrontare le difficoltà quotidiane dei vivi e che non può permettersi tali spese nemmeno passando a miglior vita. Si trattava di dare solo rassicurazioni e il consiglio riteneva politicamente opportuno e giusto che a fornirle fosse l’amministrazione comunale. Ma il progetto non era più nelle intenzioni della stessa, secondo quanto dichiarato dal sindaco fin dalle precedenti sedute. E allora quale la difficoltà nel ribadirlo con un atto ufficiale? Nessuna, ma evidentemente il primo cittadino non lo ha ritenuto politicamente opportuno, il consiglio non ha considerato sufficienti le rassicurazioni verbali e si è creato uno stato di impasse. Tutto questo accade nella seduta del 13 novembre. Nel frattempo, tra una nota di Taranto in cui si ravvedono danni per la collettività se non si rispettano i termini per l’approvazione del bilancio e l’arrivo del commissario, si giunge al 2 dicembre, giorno in cui viene convocata una seduta di prosecuzione di quella del 13. Ma in una seduta di prosecuzione possono essere ridiscussi gli stessi argomenti già trattati? Tra dubbi linguistici tra i significati di “adunanza”, seduta, pareri discordanti e una dettagliata interpretazione a cura di Mario La Bella che decide addirittura di abbandonare l’aula per non incorrere in un atto illegittimo a carico del consiglio, si decide di chiudere la seduta e di riformulare tutto ex novo giungendo ad oggi? Errore del presidente o del segretario? Non è detto, la burocrazia e le leggi sono fonte di dilemmi quasi irrisolvibili e la prudenza non è mai troppa. Ciò che conta è che si giunge solo oggi all’approvazione del piano opere pubblico, documento propedeutico all’approvazione del bilancio. Lo stesso era stato proposto al consiglio fin dal mese di giugno. Solo oggi il civico consesso lo ha approvato. Rassicurato dal progetto di finanza? Sì, a tranquillizzare gli animi è stata una nota, portata in consiglio dal sindaco e firmata dal responsabile dell’ufficio tecnico in data 2 dicembre (giorno dell’ulteriore fumata nera del consiglio), nella quale si evinceva che il progetto di finanza era da considerare decaduto poiché, decorsi tre mesi dalla sua presentazione (ultime modifiche presentate in data 17 dicembre 2014), la giunta avrebbe dovuto approvarlo. Ma la giunta non ne aveva mai valutato l’interesse pubblico, né l’ufficio aveva adottato gli atti necessari, quindi la preoccupazione dei consiglieri era immotivata. Eppure nella corrispondenza tra ufficio tecnico e sindaco nei mesi di maggio e giugno 2015, il primo cittadino, a seguito di un’ispezione dell’Asp 5, aveva invitato l’ufficio tecnico a disporre gli atti di competenza in merito di incolumità e salute pubblica, tenendo conto tale progetto. L’esistenza dello stesso era stata ribadita nella risposta dell’ufficio, che ricordava fosse necessaria l’approvazione e la dichiarazione di interesse pubblico per lo stesso.

In fin dei conti, forse i dubbi dei consiglieri non erano del tutto infondati e l’orgoglio politico del sindaco ha fatto sì che fosse lo stesso ufficio a rasserenare gli animi. Il primo cittadino non si sentiva in dovere di intervenire su una questione infondata. Cosa bisognava affermare? Di non essere interessati su una cosa già decaduta? Proprio questa amministrazione che aveva anche azzerato la TASI mantenendo invariate altre aliquote? E allora perché a giugno se ne parlava? Non erano passati già i tre mesi? Intanto il consigliere Di Bella può ritenersi soddisfatto, la fermezza dell’azione consiliare ha comportato non solo il chiarimento della questione, ma anche l’approvazione in via definitiva di un progetto per la realizzazione, direttamente a cura dell’amministrazione, dei nuovi loculi per il cimitero. Con un piccione, i consiglieri hanno preso due fave.

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