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S. Piero Patti | Borgo antico… a porte aperte. Ma non per i turisti.

Molti gli edifici a rischio nel centro storico

Eravamo convinti che le erbacce mai estirpate potessero bastare. Che la non attuazione di seri progetti di riqualificazione costituisse il male peggiore di quei vicoli, di quelle scalinate che si inerpicano per la collina del quartiere fondato dagli arabi. E invece a minare ancora una volta l’equilibrio di un luogo fuori dal tempo vi sono problemi di sicurezza e pubblica incolumità che sembrano non interessare.
Siamo fortunati. Negli ultimi anni, alcuni crolli avvenuti nel centro storico a carico di edifici in totale degrado, prima sottovalutati nella loro condizione, si sono risolti senza gravi conseguenze. Sono tantissime le case la cui porta è stata definitivamente chiusa parecchi anni fa per l’abbandono progressivo della zona storica. E proprio queste abitazioni abbandonate presentano nuovi problemi. È sufficiente una sana camminata nelle viuzze per notare molte di quelle porte di nuovo aperte, non per rinnovati usi di queste strutture, ma a causa del passare del tempo o per opera di qualche incivile che non ha di meglio da fare.
Una semplice porta aperta e abbandonata potrebbe non sembrare un elemento di pericolo, se non fosse che varcata la sua soglia in molti casi non troviamo un pavimento ben assestato, ma un solaio crollato che ci mostra il piano inferiore diversi metri più in basso.
Se è triste ma inevitabile l’abbandono di queste case ad opera dei proprietari che oggi non ci sono più o sono emigrati a migliaia di chilometri di distanza, c’è da chiedersi quanto sia stato fatto per evitare queste situazioni di pericolo. E quando parliamo di pericolo, dobbiamo pensare necessariamente ai tanti bambini residenti in queste zone che nella loro curiosità tipica potrebbero accedere a questi edifici senza nemmeno accorgersi di essere inghiottiti dalle voragini del tempo.
Chi si dovrebbe occupare della vigilanza urbana e della sorveglianza del territorio quante relazioni ha presentato sul tavolo del sindaco, massima autorità responsabile in ambito di salute pubblica? Quanti assessori alla cultura e al turismo, succeduti numerosi in questi anni, si sono resi conto della situazione impegnandosi per la messa in sicurezza di queste strade considerate un bene culturale?
Non capiamo, tra l’altro, quale possa essere l’insano interesse di sfondare una porta, anche se notando sul posto qualche involucro di profilattici possiamo anche immaginarlo.
Non è nostro compito indicare in quali strade, nello specifico, si registrino queste situazioni di rischio. Chi di competenza intervenga, evitando di aspettare le spiacevoli conseguenze dell’omissione di controllo e di cura per il territorio.

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