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Librizzi | Concerto di primavera per ricordare il maestro Antonino Costantino

Un evento musicale per ricordare il maestro Nino Costantino, per decenni punto di riferimento per la comunità librizzese, insegnante nelle scuole elementari, grande educatore e appassionato di musica. Il maestro Costantino non fu soltanto una guida per generazioni di scolari e per i colleghi più giovani ma anche un appassionato musicista. Nel suo nome il complesso fiati dell’associazione musicale Giuseppe Verdi, con l’associazione Il filo della memoria e il patrocinio del Comune e dell’Istituto comprensivo di S. Piero Patti, ha organizzato il Concerto di primavera nella sala consiliare di Librizzi. Il maestro Costantino infatti diresse per un periodo anche la banda librizzese.

Il complesso di fiati diretto dal maestro Ferrisi è  nato  dalla motivazione di dare un nuovo slancio alla tradizione musicale librizzese, oggi arricchitasi grazie al contributo di diversi  musicisti provenienti da  realtà a limitrofe, e ha da tempo inaugurato, attraverso diverse manifestazioni concertistiche, un nuovo percorso in cui passione, gratuità e impegno si intrecciano lasciandosi guidare dal desiderio di comunicare  e di condividere suggestioni  ed emozioni.  In occasione del concerto il complesso ha anche ospitato il dott. Cosimo Costantino, uno dei figli del maestro Antonino, che ha voluto accogliere l’invito ad unirsi con le sue note musicali. Nel corso della serata il complesso ha eseguito una serie di musiche del repertorio bandistico e concertistico italiano e non solo. Tra i brani anche uno scritto dallo stesso maestro Costantino per il musical “Pinocchio” realizzato negli anni ’90 dalle scuole di Librizzi. Al termine dell’evento musicale gli organizzatori hanno donato una targa commemorativa alla famiglia Costantino.

 

LA BIOGRAFIA DEL MAESTRO COSTANTINO E ALCUNI RICORDI (a cura di Marilia Gugliotta)

Antonino Costantino nasce a Librizzi il 28 Maggio 1923. La madre Adamo Carmela e il padre Antonio Costantino:   una famiglia semplice e laboriosa. Cresce a Librizzi insieme alla sorella Maria poco più grande di lui  con la quale ha un intenso legame affettivo che lo legherà per tutta la vita. Antonino frequenta la scuola elementare e già in quell’epoca si diletta con la musica sotto la guida del padre che lo avvia alla prima alfabetizzazione musicale. Antonino  sin da piccolo mostra grande talento e versatilità con vari strumenti musicali.

Sono gli anni più spensierati. Antonino cresce forte, intelligente, appassionato, sensibile. Ama giocare con i coetanei, si impegna nello studio, è curioso, attento, coltiva diversi sogni. Ma poi arriva la guerra e all’età di soli 16 anni  viene richiamato alle armi. Si arruola nell’aeronautica. Per quattro anni la famiglia non ha più notizie di lui. L’intensificarsi dei bombardamenti e l’incalzare degli eventi di guerra rendevano le comunicazioni difficili se non impossibili.  Racconterà al suo  rientro tanti episodi che lo avevano visto coinvolto in operazioni segrete e particolarmente rischiose. Ma anche in quegli  scenari di guerra e di morte Antonino mostra umanità e coraggio. Fa amicizia con gli altri militari e da un compagno impara persino a suonare il violino, coltivando quella passione per la musica che lo accompagnerà per tutta la vita. Sarà in questo contesto che gli sarà offerta la possibilità di iscriversi al conservatorio. Ma Antonino ha in mente di tornare a casa, di tornare al paese natìo agli affetti alla sua famiglia.

A conclusione del conflitto mondiale Antonino torna a casa ed inizia a lavorare. Si dedica al mestiere di falegname che farà  con tanta cura e precisione, ma in cuor suo desidera fare il maestro. Concilierà lavoro e studio e così passo dopo passo consegue il diploma magistrale e finalmente il suo sogno si avvera. Intorno agli anni cinquanta dopo avere effettuato i primi esami di abilitazione all’insegnamento in Sardegna, risulta vincitore di concorso a Palermo e qui assumerà servizio e si fermerà per un solo anno scolastico. Siamo nel 1960. Un anno dopo ottiene il trasferimento a Librizzi e qui inizia quella lunga carriera scolastica che ininterrottamente per più di un trentennio lo vedrà maestro e guida nella scuola elementare a Librizzi centro.

Intanto nel 1959 aveva sposato Maria, compagna di vita, che custodirà con discrezione e cura  i ricordi e le memorie del marito, dalla quale avrà tre  figli: Antonuccio, Cosimo, Fabio, ai quali trasmetterà  la passione per la musica che loro coltiveranno con gli studi conseguendo il diploma di conservatorio, divenendo dei bravi professionisti nel loro campo. Antonino intanto continua da autodidatta ad immergersi sempre più nel mondo musicale evidenziando particolari doti di compositore  unitamente ad una spiccata sensibilità. Impartisce  lezioni di musica a molti dei bambini e dei ragazzi del paese. Durante gli anni sessanta apre a Librizzi in via Fontanella una cartolibreria, intuendo che il paese ha bisogno di servizi e di cultura. Tra i suoi amici più cari Marco Marziano, Nino Di Blasi, Carlo Allegra.

Il maestro Costantino, come tutti lo chiamano in paese, si fa amare da tutti sul lavoro stringe rapporti con tutti, il maestro Ocera, il maestro Claudio Giovenco, Domenico Collorafi, ed ancora Marco Marziano, la maestra Annita Adamo.  La scuola negli anni sessanta-settanta a Librizzi era ancora molto ricca di bambini. Una scuola vi era a Sant’Opolo dove per tanti anni prestò servizio il maestro Antonino Corrente, una scuola vi era ad Arangera, dove il maestro Domenico Buzzanca costituì per tante generazioni un punto di riferimento unitamente ai maestri e alle maestre che si succedevano nel tempo, una scuola vi era a Nasidi sotto la guida del maestro Saitta e poi del maestro Nino e della maestra Rosetta, e ancora prima una scuola vi era ad Acquaverni ed una a Vallonevina e Furio. Nel pomeriggio vi erano anche le scuole sussidiarie e quelle integrative, la maestra Liberata  Adamo e la maestra  Maria Finocchiaro, e poi vi era il maestro Dino Sciammetta che faceva da ponte con la Direzione didattica di S. Piero Patti dove diversi dirigenti scolastici si succedevano con una direzione sempre più a dimensione umana e di formazione. Da ultimo il direttore Fugà con il quale il maestro Costantino aveva un intenso rapporto affettivo.

A scuola il maestro Costantino  riusciva con il suo talento musicale ad accendere le passioni nelle nuove generazioni e ad alimentare il piacere per il canto  e per la conoscenza della tradizione culturale italiana. E muovendo da questo primo interesse riusciva a motivare gli alunni per lo studio dell’italiano, della matematica, delle scienze, della storia e della geografia che combinava bene con i sapere fare, con attività manuali e di costruzione, oltre che naturalmente con il gioco e l’attività sportiva.

Già negli anni sessanta era attivo a Librizzi il coro delle voci bianche che sotto la sua direzione riusciva a realizzare delle performance  a più voci davvero incredibili. Noi quelli degli anni sessanta ricordiamo il coro del Va’ pensiero, o i canti patriottici che inneggiavano al valore della libertà e della solidarietà, o i canti da lui stesso  composti con l’aiuto del maestro Marco, in occasione del Natale, della Santa Pasqua , o semplicemente per ricordare la tanto amata  Librizzi. Gli anni settanta sono poi gli anni delle grandi recite e dei grandi cori nella Chiesa madre. Chi non ricorda le varie edizioni del Presepe vivente o della via crucis? Gli ottanta e poi novanta, ultimi anni di servizio, sono gli anni in cui si incrociano in quelle aule scolastiche  i destini di altri  maestri e maestre: il maestro Gino, la maestra Flavia,la maestra Martina,  Angelina, la maestra Iole,  Laura, Olimpia, io stessa, Maria Adamo, Rita Serio poi il maestro Nino, la maestra Rosetta.

Ma sono anche gli anni in cui il maestro si dedica con passione all’extrascuola. Dirige per alcuni anni il complesso bandistico G. Verdi di Librizzi, per il quale scrive diverse marce sinfoniche e dirige anche diversi concerti per pianoforte  con protagonisti  gli allievi da lui avviati alla musica.

Arrivano poi gli anni  della pensione e del meritato riposo : il maestro continua anche allora a mantenere  il rapporto con la comunità scolastica con i suoi colleghi, molti dei quali ex alunni. Sono gli anni più belli… disinteressati… Antonino  presta  suo aiuto offrendo la sua consulenza  musicale gratuitamente, la scuola al suo arrivo esplode e si fa scuola di movimento, i bambini si radunano intorno all’organo e intonano le note sotto la direzione del maestro. Un anno addirittura costruisce insieme ai bambini tutto il set degli strumenti musicali a fiato e a percussione sfruttando la sua abilità nel maneggiare e lavorare il legno. E’ la scuola laboratorio, la scuola del fare, la suola in cui il sapere si coniuga con il saper fare, ma in cui entrano in gioco anche le relazioni umane, affettive, sociali, è la scuola del peer to peer, e dell’apprendimento collaborativo. La scuola viva che mette in gioco competenze e abilità, e che permette di crescere nel confronto fra colleghi e alunni di classi diverse, secondo il principio dei centri di interesse.

In questo contesto nasce il musical Pinocchio, ultima produzione significativa  alla quale ha dato un apporto insostituibile il maestro Antonino Costantino. Ho un ricordo personale di questa produzione di cui io scrissi la sceneggiatura: una mattina mentre io, la maestra Olimpia e la maestra Flavia facevamo provare la scena del paese dei balocchi arrivò lui, il maestro … e a quel punto dopo avere osservato in silenzio, mi fece cenno di no con la testa. La mattina seguente arrivò a scuola con un foglio in tasca, poche note che non riuscii a leggere, ma che lui prontamente mi fece sentire con l’organo. Era bellissimo… aveva creato una musica da carillon davvero sublime che ci portava dentro l’atmosfera magica del paese dei balocchi. I bambini rappresentarono quelle scena in modo magistrale e fu un grande successo.

Fu una delle ultime volte che lo vedemmo a scuola. Poi il maestro si ammalò e non venne più . Antonio si spegne il   26 Ottobre 1998 . Era una giornata d’autunno e la sua scomparsa lasciò un vuoto incolmabile nella sua famiglia, tra i suoi amici, nella comunità scolastica, negli alunni che lo avevano amato, nel mondo associativo che oggi lo ricorda.

Grazie Maestro! Grazie per esserci stato e per averci insegnato che la vita è un insegnamento continuo che abbiamo il dovere di coltivare e custodire con amore e musicalità.