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S. Piero Patti | Passeggiata di via Dante. Riqualificazione o ennesimo scempio? Cittadini preoccupati per i caratteristici alberi.

Nuovo look a una delle zone più belle e apprezzate del patrimonio urbanistico del paese. Sono iniziati da alcuni giorni i lavori di rifacimento della passeggiata di via Nino Dante, che da molti anni necessitava di un intervento di manutenzione. Illuminazione carente, per non dire inesistente, pavimentazione dissestata e ringhiera perimetrale corrosa dalla ruggine conferivano, da troppo tempo, connotati visibili di trascuratezza e di abbandono. I lavori sono stati finanziati grazie a un residuo dei mutui impiegati per il prolungamento della via Profeta, opera attigua al marciapiede di via Nino Dante.
Intervento atteso da tempo e soddisfazione da parte di molti cittadini che però nei giorni scorsi hanno manifestato preoccupazione per la salvaguardia del prezioso patrimonio arboreo che da generazioni caratterizza e identifica questo sito. Da alcuni giorni, anche su Facebook, alcune voci hanno affermato che nell'ambito dei lavori si sarebbe proceduto al taglio degli alberi. Se parliamo di lavori di riqualificazione, che mirano al miglioramento dei luoghi già esistenti, questa operazione scellerata non troverebbe alcuna giustificazione. Riqualificare, nel senso letterale, vuol dire restituire qualità perse nel tempo a qualcosa che già le possedeva, in termini di funzionalità, agibilità ed efficienza. Al contrario, la prospettiva del taglio degli alberi sarebbe peggiorativa dei luoghi, poiché le conifere, i tigli e le altre specie presenti, oltre a impreziosire questo luogo amato da tutti i sampietrini, con le radici contribuiscono a fortificare il terreno e a proteggere l'intera strada da movimenti franosi.
Abbiamo avuto modo, qualche giorno fa, di chiedere notizie sull'intervento a Salvatore Taranto, vicesindaco e assessore ai beni culturali. Anche gli alberi sono cultura.
«Originariamente il progetto era di restringere il marciapiede di molto e volevano far saltare gli alberi. Siccome io mi sono opposto, ho fatto variare il progetto in modo da salvare gli alberi. Quindi il progetto sarà restringere un po' il marciapiede fino ad arrivare prima degli alberi e poi risistemare e ripavimentare tutto. Forse ci sono due alberi che hanno radici molto grosse (in superficie ndr) e se non si riesce a trovare una soluzione, tagliando le radici, si devono togliere. Solo due. Si era parlato con alcuni agronomi e bisogna verificare se è possibile tagliare le radici in superficie lasciando che l'albero continui a vivere con le radici in profondità. Bisogna fare un sopralluogo. Non si può tagliare nulla previo il controllo di questi agronomi, ma comunque prima bisognerà fare altri lavori e non è una cosa immediata. Io sono contrario per principio a tagliare gli alberi. Le direttive sono queste.»
Insomma, se la rimozione completa delle piante era originariamente prevista in progetto, adesso non lo sarebbe più, secondo quanto dichiarato da Taranto che ci ha garantito il suo personale interessamento affinché gli alberi restino dove sono.
Non è la prima volta che il patrimonio naturalistico di San Piero rischia di subire perdite. In occasione dei lavori di consolidamento di via Catania, lavori ben diversi da quelli di via Dante, tutti i pioppi che caratterizzavano il belvedere sono stati estirpati. Probabilmente, in quel caso, era l'unica soluzione tecnicamente possibile, considerando che il consolidamento ha comportato lo scavo di svariati metri al fine di consentire la palificazione dell'area.
Ma cosa dire della cosiddetta zona ex castello? Fino alla metà degli anni 2000 una varietà di mandorli, querce e altre piante dominava le pendici e i dintorni del sito storico che, nonostante lo scempio già compiuto negli anni cinquanta, aveva conservato questi alberi secolari. Piante dalla indiscutibile storia e bellezza, che avevano fatto ombra alle mura del castello scomparso, andarono completamente distrutte con la realizzazione del giardino degli odori. Una sorta di orto botanico diviso in sezioni, un'idea inizialmente guardata in modo scettico ma in realtà contraddistinta da fini didattici. Se fosse stata curata con i dovuti modi poteva costituire un'attrazione. Tuttavia, dopo aver sradicato la storia, anche le nuove e particolari piante del giardino sono seccate quasi tutte per manutenzione carente o errata. Un'operazione le cui responsabilità complessive ricadono su più amministratori succeduti nel tempo. Ma questa è un'altra storia, come direbbe qualcuno. È da chiedersi, in ogni caso, perché nel percorso non siano stati integrati le piante e gli alberi già esistenti sul luogo e si è preferito cancellare la loro presenza. Qual è il motivo? Non sarà lo stesso per il quale, tra un rinvio e un altro ragionando sempre a posteriori, con qualche soluzione proposta che magari andava inserita preliminarmente nel progetto, sono scomparsi i murales sull'emigrazione dalla facciata dell'istituto comprensivo, durante i recenti lavori di ristrutturazione? Purtroppo la cultura della bellezza, storicamente, non sempre ha fatto parte della sensibilità di chi propone interventi.
Almeno in questo caso c'è da auspicare che si presti la dovuta attenzione, individuando le soluzioni più adatte e intelligenti da adottare a salvaguardia delle caratteristiche della passeggiata di via Dante. Natura e cittadinanza ne saranno riconoscenti.
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