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Aggregazione giovanile tra passato e presente. Quali prospettive?

Esattamente un mese fa la Regione Siciliana, attraverso l’Assessorato della famiglia, politiche sociali e lavoro, ha pubblicato un avviso per la selezione di progetti finalizzati all’ottimizzazione di spazi pubblici e alla valorizzazione dei talenti nell’ambito dell’associazionismo giovanile, «per offrire ai giovani nuove opportunità di aggregazione».  Un’occasione ghiotta, giunta alcuni anni dopo i famosi bandi Creazioni Giovani, per la quale l’ente regionale e la presidenza del Consiglio dei ministri hanno previsto lo stanziamento complessivo di oltre un milione di euro. Una somma probabilmente sufficiente a coprire solo una parte delle proposte che saranno redatte e consegnate dalle associazioni giovanili siciliane, ma che può costituire una vera fortuna per coloro che riusciranno a elaborare progetti meritevoli e difficili da finanziare (per ogni progetto sono previsti tra i 30 e i 50mila euro) seguendo altre strade.

Attività di animazione, centri di aggregazione giovanile, laboratori culturali, riqualificazione di edifici e aree pubbliche per la realizzazione dei progetti, promozione delle competenze. Tutte finalità che rappresentano una mappa dei bisogni applicabile in ogni piccola e grande comunità.

Il requisito di partenza è chiaro e selettivo: possono partecipare associazioni, costituite da almeno tre anni, nelle quali soci e membri del direttivo siano composti per oltre il 50% da giovani di età non superiore ai 36 anni. Contribuiscono ad acquisire punteggio altri fattori quali il partenariato, il coinvolgimento di enti e le attività svolte nell’ultimo triennio. Ma fermiamoci al primo requisito essenziale per introdurre alcune riflessioni. Quali sono le associazioni giovanili di San Piero Patti secondo il profilo richiesto e cioè con metà dei soci di età non superiore ai 36 anni?

Non ho la pretesa di conoscere quale sia l’età media nelle associazioni sampietrine e non posso escludere che alcuni soggetti abbiano i requisiti per partecipare al bando. Allo stesso tempo, non è difficile farsi un’idea della situazione. Se escludiamo le associazioni sportive e qualche caso particolare come l’AGESCI, non resta che constatare l’assenza di associazioni giovanili in attività e quindi in grado di accedere a questa linea di intervento predisposta a loro favore.

La mancanza di queste realtà, non sopperita da alcuna struttura aggregativa, è un dato che necessita una profonda e urgente riflessione, più volte rinviata negli anni.

Se vado a memoria, le ultime iniziative di aggregazione trasversali, polivalenti ed eterogenee, dove venivano svolte attività in grado di interessare una fetta abbastanza ampia di questa fascia d’età, furono l’ANSPI, legata alla Parrocchia, il centro Password, allestito dal Comune e qualche altra esperienza associativa come l’ARCI. Queste esperienze sono ormai situate così lontano nel tempo da non essere quasi ricordate. Per una serie di motivi, spesso comprensibili ma dai quali dovevano scaturire alternative, queste iniziative furono interrotte lasciando un vuoto non colmato in altro modo. Per un periodo, nei primi anni 2000, fu anche attiva la Consulta Giovanile, organo non più ricostituito alla prima scadenza nonostante qualche tentativo maldestro e poco interessato.

Sicuramente il motivo principale che spiega la cessazione delle realtà aggregative è da rintracciarsi nel mancato ricambio degli organi direttivi o di chi gestiva le attività dei centri associativi. Ciò avviene con una certa consuetudine ed è un meccanismo comune a qualsiasi organizzazione. Per quanto riguarda le attività proposte dall’ente comunale ne sono causa l’esaurimento di opportunità di finanziamento, ma anche semplicemente scelte politiche che negli anni hanno preferito azioni rivolte verso altre fasce d’età.

Volendo sintetizzare tutto ciò, ad oggi probabilmente non esiste alcuna associazione giovanile in grado di partecipare al bando della Regione. Quantomeno non esiste un soggetto attivo, rispondente ai requisiti e in grado di guadagnare un buon punteggio in graduatoria. Ma quel che è peggio, nessuna struttura pubblica o privata si rivolge ai giovani per creare momenti di aggregazione, crescita sociale, per favorire lo sviluppo dei talenti e la condivisione dei valori di amicizia, partecipazione, solidarietà e bene comune.

Negli anni molti ragazzi hanno rivendicato un’esigenza che potrebbe facilmente trovare una soluzione: quella di avere a disposizione un luogo dove poter suonare insieme. Sono tanti i giovani musicisti, studenti o semplici appassionati. La musica è uno dei modi per creare aggregazione. E non solo tra chi la esegue. C’è anche chi va ad assistere. Chi realizza il videoclip o cura altri aspetti. Chi partecipa con altre arti performative quali la danza. È ammissibile che non si riesca a trovare una soluzione e a dare sfogo a una richiesta in grado di mettere in moto una serie di processi, oltre ad alimentare talenti e favorire l’aggregazione? Le realtà giovanili odierne sono molto più frammentate rispetto al passato, con una elevata personalizzazione di gusti e interessi. Se una comunità vuole avere un futuro, se si intende alimentare anche il senso di identità, occorre pensarci e tornare al più presto a favorire opportunità di aggregazione e di crescita. Alimentando una scala positiva di valori, attraverso un’azione mirata, eviteremo anche piccoli episodi di vandalismo che spesso accadono nelle nostre strade, segnale troppe volte sottovalutato, e la dilagante cultura del disimpegno foraggiata dalla mancanza di opportunità.

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