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San Piero Patti. Alla riscoperta del dialetto sampietrino, raccolte più di 2700 parole.

Il dialetto rappresenta una delle testimonianze più preziose che i nostri avi ci hanno lasciato. Una lingua vera e propria, perché tale è considerata dagli studiosi, con una sua dignità, ricca di sfumature, di espressività, frutto anche della mentalità e del modo di vivere delle generazioni che ci hanno precedute. Come disse Giuseppe Pitrè, il dialetto è da considerare come una rappresentazione della storia, intesa sotto tutti i punti di vista, del popolo che lo parla.

Nello specifico il dialetto sampietrino, rispetto agli altri dialetti siciliani, si caratterizza per il fatto di appartenere al gruppo dei dialetti gallo-italici. Questi dialetti rientrano, usando un termine specifico, nelle cosidette isole alloglotte, delle verie e proprie isole linguistiche rispetto al contesto circostante, in quanto questi dialetti si formarono intorno all'XI-XII secolo dall'unione della parlata locale con la lingua delle popolazioni provenienti dall'Italia Settentrionale. Queste genti giunsero in Sicilia a più ondate e in diversi momenti, ma il gruppo più consistente arrivò al seguito del Granconte Ruggero d'Altavilla. Si trattava, in gran parte, di soldati provenienti dal Monferrato, dalla Liguria e dalla Provenza, incentivati a venire in Sicilia da Ruggero d'Altavilla e dalla moglie Adelasia del Vasto, della dinastia piemontese degli Aleramici, con l'obiettivo di rinfoltire, nel tessuto sociale dell'isola, l'elemento latino-cristiano. La Sicilia, infatti, era stata da poco strappata agli Arabi e riportata sotto l'aurea del mondo cristiano.

Da questa fusione, nel corso dei secoli, sono nati i dialetti di alcuni centri della provincia di Enna (Sperlinga, Piazza Armerina, Nicosia, ecc.), Messina (San Fratello, Novara di Sicilia, Montalbano Elicona, San Piero Patti, ecc.), Catania (Randazzo, Bronte, Maletto, ecc.) e Siracusa (Ferla, Buccheri, Cassaro, ecc.) e gli abitanti di questi paesi furono chiamati “Lombardi di Sicilia”.

Il dialetto sampietrino in realtà presenta resti di un substrato gallo-italico, non è quindi un dialetto puro perché contiene molti elementi del dialetto siciliano. Finora gli studi compiuti sul nostro dialetto sono stati esigui, nell'ultimo anno però è stato pubblicato l'interessante lavoro di Rosetta Tripoli, “'A Nnuccilla. San Piero Patti: dialetto e cultura popolare. Gli umili raccontano...”.

Altrettanto interessante è anche l'iniziativa intrapresa, da qualche mese, da Enrico Giuttari, da sempre attento per quanto riguarda il recupero e la trasmissione dei saperi del mondo sampietrino di un tempo. Con solerzia, grande determinazione e caparbietà, Enrico Giuttari ha raccolto e trascritto, fino ad oggi, circa 2700 vocaboli del dialetto sampietrino suddividendoli in categorie: parti del corpo umano, titoli per indicare le varie classi sociali, forme di saluto, giochi dei ragazzi, unità di misura, animali, attrezzi di lavoro, ecc.

Un lavoro, quello di Enrico Giuttari, immenso da “donare” alle giovani generazioni che rischiano di perdere per sempre certi vocali del loro dialetto, ormai quasi sconosciuti ai più. Una raccolta di parole che può anche fungere da base per intraprendere studi più accurati sul dialetto sampietrino.

 

A titolo esemplificativo trascriviamo una selezione di termini, gentilmente forniti da Enrico Giuttari, riguardanti i giovani. Si parte dalla nascita per arrivare al momento del fidanzamento:

 

  • Sgràvau: è nato un bambino

  • Bùcchìa: il bimbo cerca il capezzolo della mamma

  • Vàvicchiu i mminna: bimbo in braccio alla mamma

  • Sugarolu: bimbo che si succhia il pollice

  • Surichiu surichiu: i primi passi del bimbo

  • Prppùft lanterra: la prima caduta per terra

  • Vavu: bambino dai 3 ai 6 anni

  • Càrusu: bambino dai 7 ai 10 anni

  • Brùnzunuttellu: ragazzo dagli 11 ai 14 anni

  • Brùnzunottu: ragazzo dai 15 ai 17 anni

  • Sbarddlaru: ragazzo che si dà delle arie da uomo maturo

  • Mrddùsu: ragazzo che inizia a corteggiare o che chiede a una donna più grande di lui di fare l'amore

  • C' manau: quando un ragazzo, dai 18 ai 20 anni, manda una lettera d'amore ad una ragazza

  • C' rispuniu e c' diss ssì: la risposta positiva della ragazza

  • Chùchiurinu: fidanzamento ufficiale con la partecipazione delle famiglie

  • A' zz' ghàu: quando il ragazzo mette al dito della ragazza l'anello di fidanzamento

  • I notturn: la sera stessa del fidanzamento amici e parenti dedicano alla fidanzata una serenata

  • Poi ss' ballò: alla fine viene organizzata una bella festa danzante con assaggi di biscotti e liquori preparati in casa.

     

     

     

     

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