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S. Piero Patti. L'assessore Salvatore Taranto condannato per diffamazione

Il Giudice di pace di Messina ha condannato per diffamazione l'assessore comunale di S. Piero Patti Salvatore Taranto nel procedimento contro l'ex consigliere di minoranza del centro nebroideo Giuseppe Forzano. Taranto, riconosciute le attenuanti generiche, è stato condannato alla pena della multa e del risarcimento danni; rigettata la richiesta di provvisionale. La vicenda risale al 2009 quando sulla scrivania del presidente della Corte di Appello di Messina e del presidente del Tribunale di Patti arriva un esposto contro Forzano in cui figura come mittente e firmatario Salvatore Taranto. Nella denuncia vengono sottolineate alcune vicissitudini giudiziarie a cui sarebbe legato l’ex capogruppo d’opposizione e che avrebbero messo in dubbio la sussistenza dei requisiti di onorabilità per il Forzano che come medico ricopre spesso incarichi di consulente per l’Autorità giudiziaria. Dall’acquisizione della missiva scaturisce un procedimento disciplinare a carico del medico sampietrino che viene però successivamente archiviato senza alcun provvedimento di censura nei suoi confronti. Nel 2010 Giuseppe Forzano passa al contrattacco querelando Taranto per diffamazione proprio per quell’esposto. Nella fase degli interrogatori del nuovo procedimento Taranto da imputato ha disconosciuto la paternità dell’esposto presentato ai presidenti di tribunale nel 2009 chiedendo l’esecuzione di una perizia calligrafica e facendo il nome di altri personaggi noti (amministratori e non) del centro nebroideo dai quali avrebbe appreso di alcune vicende giudiziarie riguardanti l’attività professionale del dott. Forzano. Il giudice alla fine ha dato ragione a Forzano, che era difeso dal legale Franco Barbera, riconoscendo in Taranto l’autore dell’esposto e riscontrando il reato di diffamazione aggravata dall’attribuzione di fatti determinati. L’assessore Taranto si dice sicuro della propria estraneità alla vicenda lamentando che in fase processuale non sono stati sentiti i testimoni chiamati dalla difesa né è stata disposta la perizia calligrafica sulla "sua" firma. Taranto annuncia il ricorso in appello alla sentenza. © RIPRODUZIONE RISERVATA