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Arabite o Rabbìte? Qual è il vero nome dello storico quartiere? Una riflessione su lingua ed etimologia

Ormai è per tutti “Arabite”. Dalla toponomastica alle diverse pubblicazioni che parlano di S. Piero, finora in tutte è riportato il termine Arabite per indicare quel caratteristico quartiere sul versante sud-ovest della collina su cui sorge il centro sampietrino, a ridosso del fiume Timeto. Probabilmente la codificazione definitiva in italiano corrente del termine, così come noi oggi lo usiamo, si ebbe tra Ottocento e Novecento. E con l’unica organica sintesi sulla storia di S. Piero esistente fino ad oggi, cioè il volume di Giuseppe Argeri pubblicato nel 1984, si ebbe la definitiva conferma di quella denominazione. 

Questo non vuol dire però che non esistano dubbi sulla correttezza “filologica” di questa denominazione così come è stata traslitterata in italiano nel nostro secolo. Bisogna infatti ricordare che il termine, così come tutti gli altri toponimi, non è certamente nato nella bocca di persone che parlavano l’italiano corrente ma ha seguito una lunga trafila di mutazioni fonetiche difficile da ricostruire anche perché allo stato attuale non se ne conosce l’esatta origine.  In tutto questo mettiamoci anche l’estrema particolarità del dialetto sampietrino che, come noto, è una parlata sicula di origine gallo-italica che si andò conformando, come ci hanno spiegato gli studiosi, a partire dal periodo normanno probabilmente con l’influenza di nuclei etnici franco-lombardi trasferitisi in Sicilia al seguito di Ruggero d’Altavilla.

Una cosa però balza all’occhio: nella Storia di S. Piero Patti di Argeri il termine viene presentato fin dalle prime pagine, in modo così scontato e naturale, come direttamente legato al nome del popolo che nel IX secolo dominò la nostra isola, gli arabi. Argeri ci dice che gli arabi, al tempo in cui dilagarono in Sicilia, arrivarono fino a quello che doveva essere il primo nucleo abitato di S. Piero risalendo la vallata del Timeto e si stanziarono proprio in quella parte della collina che digrada verso il fiume. Così lo storico nostrano lascia intendere, forse con eccessiva disinvoltura, che il nome del quartiere derivi direttamente dalla presenza araba, secondo un’equazione arabi = Arabite un po’ troppo scontata.

Per cercare un po’ di verità storica bisognerebbe considerare come nel dialetto sampietrino veniva e viene ancora oggi pronunciata questa parola che indica il quartiere di cui stiamo parlando. Un sampietrino “doc” pronuncia “Arabite” (con la A iniziale) o forse “Rabbìte” (Rabbìtti)? Così sorge il dubbio che quella “A” iniziale nella parola “italianizzata” possa essere solo il residuo della preposizione “a” che indica il moto a luogo o lo stato in luogo in italiano come in siciliano (e nel dialetto sampietrino): es. Vaju ‘a Rabbìti (così come Vaju ‘a casa) oppure Staju ‘a Rabbìti. A complicare le cose c’è però un altro elemento: molto spesso in dialetto sampietrino il termine Rabbite (Rabbìtti) sembrerebbe in alcuni tipi di frasi preceduto dall’articolo (o meglio, da preposizione articolata): es. Sugnu ra Rabbìti (in sampietrino r=d) (sono della Rabite vs. sono dell’Arabite). Anche per altri toponimi di quartieri o contrade si verifica questo: es., sugnu ru Castellu, sugnu ri Margi, sugnu ra Sciumara, sugnu ru Sammùgu. E lo stesso avviene quando si indica il moto da luogo: viegnu ra Rabbìti, viegnu ri Margi. Inoltre in dialetto sampietrino chi era originario o viveva in quel quartiere veniva chiamato rabbitìsi.

Aggiungiamo un altro elemento alla questione guardando questa volta all’aspetto etimologico del termine e alla sua possibile derivazione. Finora dalle modeste ricerche che sono riuscito a fare il termine Rabbìti non sembrerebbe attestato in nessun vocabolario, d’altronde si tratterebbe di un nome proprio di luogo, di un toponimo appunto. Tuttavia la parola potrebbe essere considerata una derivazione da altro termine antico della lingua siciliana. Il settecentesco vocabolario siciliano etimologico dell’abate Pasqualino, accademico della Crusca di origini baresi, alla rubrica “R” riporta la voce “rabbatu” dando questa definizione: «subborgo (suburbium). Dall’arabo “rabaa” significante pagus, vicus». Una rivelazione per certi versi illuminante, soprattutto se fosse effettivamente confermata l’etimologia dall’arabo. Risulta quindi un termine siciliano “rabbatu” del quale “rabbiti” potrebbe forse essere una derivazione. Infatti Arabite o Rabbite (Rabbìti) è un quartiere, un sobborgo. Tutto spingerebbe quindi verso l'ipotesi di un rapporto di derivazione tra "rabbatu" e Rabbìti

Certo è che ulteriori ricerche etimologiche e soprattutto un’indagine tra le carte più vecchie degli archivi che esistono nel paese (Comune, parrocchia) ma anche fuori (archivio di Stato di Messina), potrebbero darci altre attestazioni varie sul modo in cui il nome di questo quartiere veniva reso nella scrittura dalla pronuncia sampietrina. Lasciando perdere la maldestra forzatura sul legame tra il toponimo e il nome del popolo arabo, una cosa sembra chiara e cioè che il termine così come oggi lo scriviamo e lo utilizziamo (con quella italianizzazione) non ci restituisce l’immagine originale della sua pronuncia e quindi della sua reale origine.

Salvatore Pantano