Negli ultimi anni Morolo sta vivendo una nuova stagione di crescita legata all’agricoltura e alla pastorizia. In un tempo in cui molte aree interne soffrono lo spopolamento e l’abbandono delle attività tradizionali, il territorio morolano sta dimostrando che è possibile invertire la rotta. Giovani imprenditori stanno riscoprendo il valore della terra, recuperando antichi mestieri e rilanciando un’economia rurale fondata su identità, sostenibilità e tutela della biodiversità.
In questo contesto si inserisce l’esperienza dell’Allevamento Tennenini e Dos Santos, realtà che rappresenta concretamente la rinascita agricola e pastorale del paese.
La rinascita agricola a Morolo tra tradizione e innovazione
La rinascita agricola di Morolo non è un semplice ritorno al passato, ma un progetto moderno che parte dalle radici per costruire nuove opportunità economiche. Il recupero delle tradizioni gastronomiche locali, come scarchilli e marchioni, si affianca alla valorizzazione della montagna e dei suoi ritmi naturali. La terra torna ad essere risorsa, identità e prospettiva di futuro.
Giovani imprenditori e nuove prospettive rurali
Sempre più giovani scelgono di investire nel settore primario, puntando su allevamenti sostenibili e sulla riscoperta di razze autoctone. Questa scelta non è dettata dalla nostalgia, ma da una visione concreta che vede nell’agricoltura un modello economico resiliente e capace di generare valore nel lungo periodo. L’allevamento diventa così presidio ambientale, tutela del paesaggio e risposta allo spopolamento.
L’impegno di Antonio Tennenini per la biodiversità
All’interno di questo scenario si distingue la figura di Antonio Tennenini, giovane allevatore che ha deciso di dedicarsi alla salvaguardia di razze storicamente legate al Lazio e alla Ciociaria. Il suo lavoro non si limita alla gestione quotidiana degli animali, ma si traduce in un progetto di tutela della cultura rurale e del patrimonio genetico locale.
Gli asini viterbesi: simbolo di recupero e identità laziale
Tra le razze allevate spiccano gli asini viterbesi, unica razza asinina originaria del Lazio. Questi animali presentano la singolare caratteristica di cambiare colore del mantello con l’avanzare dell’età, oltre a distinguersi per docilità e socievolezza. Nonostante l’indole mansueta, possiedono velocità e un marcato istinto alla corsa, qualità che ne hanno favorito in passato l’impiego nei palii.
Per anni questa razza è stata considerata estinta. Oggi, grazie all’impegno di pochi allevatori appassionati, si contano circa duecento esemplari, alcuni dei quali proprio a Morolo. Nell’allevamento di Antonio vengono ancora impiegati per il trasporto di foraggio e legname tramite il basto, antica sella imbottita ormai quasi scomparsa. Accanto all’uso tradizionale, gli asini sono coinvolti in attività educative con bambini, rafforzando il legame tra nuove generazioni e mondo rurale.
Il pony di Esperia: patrimonio ciociaro unico in Italia
Accanto agli asini viterbesi, l’allevamento custodisce il pony di Esperia, antica razza ciociara selezionata intorno alla metà dell’Ottocento ma presente sulle montagne locali da epoche precedenti. Si tratta dell’unica razza di pony italiana, elemento che ne accresce il valore storico e zootecnico.
Il pony di Esperia si distingue per il mantello morello, per la resistenza fisica e per la straordinaria capacità di adattamento all’habitat montano. Vive per gran parte dell’anno allo stato brado o semibrado, modalità che ne ha preservato rusticità e temperamento. La sua presenza sulle montagne di Morolo rappresenta una continuità con una tradizione secolare che ancora oggi trova spazio e significato.
Un modello di sviluppo sostenibile per il territorio
L’esperienza dell’Allevamento Tennenini e Dos Santos dimostra come la rinascita agricola e pastorale di Morolo sia un processo reale e strutturato. Recuperare razze autoctone, mantenere vivi antichi mestieri e valorizzare l’ambiente montano significa costruire un modello di sviluppo sostenibile, capace di generare economia senza perdere identità.
Morolo sta dimostrando che il futuro delle aree interne può nascere dalla terra e dalla montagna. La scelta di investire nell’allevamento non è soltanto un’attività produttiva, ma un atto di fiducia verso il territorio e le sue potenzialità. Tradizione e innovazione, in questo caso, camminano insieme lungo gli stessi sentieri che per secoli hanno raccontato la storia rurale del paese.