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Contro fuoco e piromani una sola cura: prevenzione. La politica tuteli la nostra terra

Solo nelle ultime ventiquattro ore e nel giro di pochi chilometri ben tre incendi: ieri in mattinata è andato in fumo un intero versante a Pietrasanta nel territorio di Librizzi mettendo a rischio anche alcune abitazioni, nel tardo pomeriggio a S. Piero Patti nei pressi di Taffuri un altro rogo e, per concludere, ieri sera uno spaventoso incendio a Sant’Opolo che fortunatamente è stato domato quando le fiamme stavano per raggiungere pericolosamente già parte dell’abitato.

Fiamme frutto, non ci sono dubbi, di mani dolose che godono nel recare distruzione sul territorio o che hanno interessi mirati nel danneggiare qualcuno. Ma può bastare ogni volta gridare vergogna al piromane di turno, lanciare invettive e rassegnarsi a spegnere? Ogni estate la stessa storia. Passa il tempo e noi (cittadini, istituzioni di ogni livello) non impariamo mai. Non sono bastate le vittime del passato e non bastano le immagini di un territorio devastato come quello della valle del Timeto dopo i roghi dello scorso 30 giugno. Purtroppo i pazzi, i criminali ci sono sempre stati e sempre ci saranno. Bisogna stringere la morsa, aumentare i controlli ma è inimmaginabile e antieconomico poter pensare a una vigilanza continua sul territorio. Ricordate il servizio di vigilanza antincendio fatto anni fa da una società esterna per conto della Provincia? Soldi spesi in mezzi, benzina, personale e gli incendi continuavano a scoppiare come se nulla fosse.

C’è solo un modo per limitare le occasioni di innesco da parte di mani dolose e limitare i danni al nostro patrimonio boschivo: la prevenzione e la cura del territorio. Cura che vuol dire tenuta a regime dei terreni, decespugliamento, viali frangifuoco e tutti gli altri accorgimenti che servono a mettere in sicurezza i nostri terreni. Per far questo occorre cambiare le politiche agricole e forestali sia a livello locale che regionale. Bisogna responsabilizzare i proprietari dei terreni e al tempo stesso le amministrazioni locali devono vigilare in modo attento. Non bastano le ordinanze sindacali affisse all’albo pretorio che non legge nessuno. Servono accertamenti continui sul territorio: i proprietari devono garantire la pulizia dei propri fondi agricoli. E quelli che per motivi economici non riescono a fare i dovuti lavori? Effettivamente la pulizia di un terreno può diventare molto onerosa soprattutto per le famiglie monoreddito. Onerosa e insostenibile ancora di più se quel terreno è improduttivo. In questi casi allora bisognerebbe garantire almeno la pulizia per una ristretta fascia di tutela intorno al fondo o almeno nella fascia che si affaccia sulle strade e le altre vie d’accesso: perché è da lì che il più delle volte parte l’innesco. Diciamolo chiaramente: molti proprietari non si curano nemmeno di tenere pulito il ciglio della strada dalla quale accedono ai loro terreni. È da lì che partono i fuochi d’interfaccia. E in questi casi invocare l’intervento delle istituzioni e inveire contro l’ex ente provincia o il comune non è sempre giustificabile. Sulle strade provinciali e comunali l’ente di riferimento ha l’obbligo della pulizia delle cunette e del ciglio della strada ma non può certamente ripulire gli ingressi e i confini dei terreni ai privati. Comuni e città metropolitana hanno tantissime altre colpe ma su questo punto bisogna essere obiettivi. La prevenzione deve essere praticata in primis dal cittadino. Quindi meno chiacchiere, meno lamentazioni e più volontà e senso pratico.

La politica dal canto suo ha le sue belle responsabilità e deve decidersi a intervenire in modo tempestivo. Sul fronte dell’emergenza occorre che la Sicilia, visto che continua ad avere un corpo forestale dotato di autonomia, riorganizzi gli organici stabilizzando il personale realmente necessario sia per il settore di polizia (le guardie forestali che nella nostra regione sono circa 800 e non 20.000 come qualcuno vorrebbe far credere), sia per il personale tecnico (più di ventimila tra precari nei cantieri forestazione, squadre antincendio e vedettisti). La politica regionale deve rivedere anche il meccanismo del catasto delle aree percorse da incendio che rischia di bloccare la ripresa agricola in molte zone e al tempo stesso deve studiare meccanismi seri e diretti di incentivazione ai privati (specialmente per quelli a basso reddito) per il mantenimento a regime dei terreni (decespugliamento, tutela) e nuove colture. Basta con i finanziamenti concessi sempre ai soliti noti e agli sperperi inutili. Bisogna ripartire dalle basi. Sindaci, consiglieri comunali, associazioni del settore, professionisti e tecnici del settore facciano pressing perché si cambi finalmente registro. Le amministrazioni locali si impegnino a creare una rete di sicurezza continua. Le squadre comunali di protezione civile vanno supportate da una rete di reperibilità continua sovracomunale delle autobotti e degli altri mezzi di soccorso. E poi controlli continui sul territorio e sui proprietari inadempienti. Maggiore attenzione a aiuto alle aziende agricole, zootecniche, agrituristiche e agli allevatori che sono le vere sentinelle del territorio. Riprendiamo in mano il controllo e la tutela della nostra terra.

La Sicilia non è fatta di solo mare, spiagge e turismo mordi e fuggi. La Sicilia era terra di grandi coltivazioni, è stata terra di grande cultura (e imprenditoria) agraria. Generazioni e generazioni di siciliani sognarono la libertà del proprio lavoro e la libera proprietà delle terre lottando contro il feudalesimo, il latifondo e la mafia agraria. Oggi che siamo più liberi stiamo lasciando andare il nostro territorio in fumo. 

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