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S. Piero Patti. Zona Asi. L'amministrazione Fiore chiede all'Irsap la disponibilità delle strutture

A S. Piero si ritorna a parlare dell'area Asi di contrada Sardella dove negli anni '90 sarebbe dovuto sorgere l'insediamento agroindustriale, meglio noto in paese come "porcilaia". I lavori, finanziati dal Cipe e dalla Regione attraverso il consorzio Asi di Messina (oggi in liquidazione e incorporato nell’Irsap), presero il via nel 1988, costarono 21 miliardi di lire e non furono mai completati a causa di una serie di contenziosi, problemi tecnici e questioni giudiziarie.

L’opera finì, tra l’altro, nel calderone dell’inchiesta sulla “tangentopoli messinese”. In quasi trent’anni in quell’area non si è mosso più nulla: tutto all’abbandono. E mentre i capannoni sono stati occasionalmente ricovero per armenti, l’agglomerato agroalimentare di S. Piero Patti è stato sempre additato nel comprensorio come l’esempio lampante di opera incompiuta. Diverse volte le amministrazioni comunali sampietrine hanno provato a smuovere le acque tentando approcci con l’ex consorzio Asi per pensare a una riconversione di quelle strutture o magari a un utilizzo di quelle meno danneggiate.

Numerosi i tentativi falliti in passato, tra chi pensava di trasformarla in zona artigianale a chi invece vi immaginava un insediamento agricolo d’innovazione. Ora ci prova anche l’amministrazione Fiore che nei giorni scorsi, con una nota inviata all’Irsap di Palermo e all’ufficio territoriale di Messina (ex Asi), ha chiesto la concessione in uso dei fabbricati della palazzina direzionale e del frigomacello che si trovano all’interno dell’area. Insieme a questi l’amministrazione ha chiesto anche l’utilizzo delle sorgenti e dei serbatoi idrici. Un primo passo per saggiare la disponibilità dell’Irsap a cedere parte di quell’agglomerato. La giunta sampietrina infatti sta lavorando a diverse ipotesi per l’utilizzo e la riconversione di quell’area. Che sia la volta buona?