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L'irrazionalità delle scelte. Cosa vuol dire perdere le ambulanze con medico?

In provincia di Messina, da 37 ambulanze a 26. E solo 13 con medico.

Minuti. O, in alcuni casi, secondi. Sono queste le unità di misura delle emergenze. Di fronte a un problema sanitario, la tempestività è la sola, in molti casi, a fare veramente la differenza. Si tratti di un incidente stradale, sul lavoro o di un infarto improvviso, intervenire in tempi brevi è indispensabile non solo per salvare la vita umana, ma anche per impedire l’insorgenza di danni irreparabili e disabilità. Il pronto intervento fa la differenza.

In Italia il nostro servizio sanitario di urgenza ed emergenza, il 118 per intenderci, non può che essere motivo di orgoglio. Una centrale operativa competente per zona riceve la chiamata e organizza i soccorsi inviando sul posto l’ambulanza, l’elisoccorso o altri mezzi necessari all’intervento. E tutto ciò in modo gratuito, a differenza di quanto avviene in altri Paesi dell’occidente.

Ma per essere sicuri che il soccorso sia tempestivo e utile, è importante mantenere, o anche potenziare, la rete di intervento già esistente.

Nella provincia di Messina, in questo momento, sono trentasette le ambulanze medicalizzate e non (con e senza medico a bordo) pronte a rispondere a una chiamata di emergenza. Secondo le recenti rimodulazioni previste dalla Regione Siciliana, sulla scorta di un decreto del Ministero della Salute del 2015 che ridisegna l’intero sistema sanitario, ne dovrebbero restare solo ventisei e di queste solo tredici, la metà, con medico a bordo. Lo scopo delle novità introdotte sarebbe quello di razionalizzare l’intero sistema, con il ridondante fine di eliminare gli sprechi e migliorare la qualità dei servizi. Questo in alcuni casi avviene, ad esempio nelle provincie siciliane di Trapani e Agrigento dove il numero di ambulanze con medico a bordo viene aumentato. In provincia di Messina ciò non accade. Il parametro di riferimento riportato nel decreto ministeriale stabilisce il rapporto di un mezzo di soccorso avanzato ogni 60.000 abitanti e in relazione alla copertura di un territorio non superiore a 350 kmq. Ma non è un limite tassativo. Lo stesso regolamento prevede, infatti, dei correttivi «per la copertura ottimale nelle zone di particolare difficoltà di accesso», lasciando la decisione alla discrezionalità degli enti periferici, in modo sostanzialmente libero e non vincolato da altre indicazioni. L’ente periferico, in questo caso il competente assessorato alla Regione Siciliana, che dovrebbe ben conoscere la realtà territoriale e applicare nel modo migliore la norma (nel diritto la discrezionalità serve anche a questo, garantire libertà di manovra dell’ente più vicino alla popolazione per raggiungere i risultati più adatti al contesto), in realtà la recepisce letteralmente o quasi, senza considerare che il gran numero di piccoli centri abitati presenti in una provincia da centootto comuni con una viabilità ridicola, necessita di un numero di mezzi non inferiore a quello attuale, a volte nemmeno sufficiente.

Ma perché è così importante avere il medico a bordo? La differenza con le altre ambulanze non medicalizzate, in altre parole senza medico a bordo ma con un equipaggio di soccorritori, sta nella possibilità non solo di fornire pronta assistenza con l’eventuale esecuzione di manovre di emergenza o altri interventi a salvaguardia e stabilizzazione del malcapitato, ma nella capacità, posseduta solo dal medico, di diagnosticare immediatamente un particolare problema che necessita di essere trattato, con urgenza, in un preciso presidio ospedaliero. Di conseguenza, soccorso il malato e individuato il problema, l’ambulanza potrà condurlo nell’ospedale più adatto tra quelli vicini, dove sarà sottoposto alle cure più attinenti. Ciò non può avvenire nel caso di un’ambulanza non medicalizzata, in grado solo di trasportare il ferito nel più o meno vicino pronto soccorso, dove riceverà la diagnosi molto più tardi e dal quale, nella maggior parte dei casi, dovrà essere nuovamente trasportato verso la struttura opportuna. Qual è il risparmio?

È bene ricordarlo, un intervento tempestivo non solo può salvare la vita, ma anche evitare invalidità permanenti, con le conseguenze sul malcapitato ma anche, senza voler sembrare cinici, sulla società e sul sistema sanitario che dovrà prendersi cura a vita di quelle disabilità che potevano essere evitate con un intervento tempestivo.

Qualsiasi piano di razionalizzazione delle risorse va applicato nella comprensione del contesto sociale e territoriale. E nel decreto del 2015 i correttivi sono previsti, secondo lo stile italico, nella più ampia discrezionalità e senza tener conto della possibile incapacità di concreta applicazione. Più di cento comuni distribuiti dalla spiaggia alle vette più alte, in un territorio così complesso e articolato, servito da un groviglio di strade provinciali tortuose, ha il diritto di ricevere adeguate risorse per la sicurezza degli abitanti. Senza contare i turisti. Il primo soccorso è la parte più importante di tutto il sistema sanitario, l’unico strumento che se presente in modo capillare può garantire il bene primario della vita. Occorre attenzione. Un taglio dei PTE era previsto già qualche anno fa. Tutto il sistema può essere rimodulato e riadattato ad esigenze nuove, ma è necessario tenere in considerazione i reali bisogni delle popolazioni locali.

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